Lotta all’omofobia: legge o educazione?

Convegno "Amare è un diritto umano" - Amnesty Teramo

Convegno “Amare è un diritto umano” – Amnesty Teramo

Amnesty International ha promosso un Tour sui diritti umani delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuate) che ha toccato anche la nostra regione.
Amnesty Teramo il 18 giugno ha presentato il convegno ”Amare è un diritto umano. La lotta per il riconoscimento dei diritti umani delle persone LGBTI”.
Oltre alle varie associazioni LGBT abruzzesi, gli ospiti internazionali presenti erano:

-Anton Kuzmin, Associazione Coming out, Russia;

-Kasha Jacqueline Nabagesera, attivista di Freedom & Roam Uganda e vincitrice del premio per i difensori dei diritti umani Martin Ennals. Uganda;

-Mathieu Nocent, Associazione Inter-Lgbti, Francia.

Qui di seguito riportiamo il nostro intervento al convegno.

Lotta all’omofobia: legge o educazione?
L’impegno di Arcigay Chieti, associazione territoriale, per aprire la strada a una nuova cultura della differenza.

Nel nostro territorio di riferimento ci siamo dovuti più volte occupare di attacchi omofobi rivolti ad alcuni appartenenti alla comunità: in merito stiamo seguendo anche l’iter giudiziario al quale tali attacchi hanno portato. Nel rapportarci a simili eventi, ritrovandoci davanti alla cruda realtà e non ad un mero trafiletto di giornale riferente avversioni avvenute in altre città, città lontane magari, la rabbia e il dolore sono decisamente più forti e più nitidi. L’essere parte di una associazione permette di elaborare questi sentimenti e di trarne vantaggio, dando la possibilità di capire a tutti noi associati cosa possiamo realmente fare per contrastare questi eventi. Si è arrivati al punto di chiederci “Ma la legge contro l’omofobia veramente potrebbe far qualcosa? Basta davvero ottenere una legge e magicamente non dovremo avere più paura di girare per strada?”
Per aiutarci a rispondere a questa domanda è venuto in nostro soccorso il prof. Gaetano De Leo (che fu membro, tra l’altro, della Commissione sulla prevenzione della devianza): in uno dei suoi testi ci ricorda come “il sistema della giustizia penale [quindi in questo caso una legge contro l’omo-transfobia] non assume una valenza significativa nel direzionare l’andamento del fenomeno della criminalità che sembra, invece, essere influenzato più che dalle modifiche inerenti il contesto giudiziario, da cambiamenti a livello sociale e culturale […] Di conseguenza, interventi promozionali, piuttosto che punitivi, sono più efficaci nell’allontanare le persone da stili di vita antisociali.
Presa coscienza di questa realtà ci si sta ponendo l’obiettivo disviluppare questi “interventi promozionali” di cui parla il prof. De Leo; interventi promozionali volti a costruire, o per meglio dire, “co-costruire”, una cultura tollerante, aperta al diverso, inclusiva. Per realizzarla nel nostro territorio bisogna prendere in considerazione due target principali: la realtà LGBTI e la realtà teatina in toto: ciò che li differenzia è solo il linguaggio, il modo di raggiungere e di parlare alle persone; i contenuti non possono essere che i medesimi.
Il territorio di riferimento, vuoi per motivazioni geografiche, vuoi per questioni culturali, vuoi per pecche da parte delle associazioni ivi presenti, è caratterizzato da una totale assenza della cosiddetta “comunità LGBTI”.
Per “comunità” non si intende semplicemente un gruppo di persone che ha qualcosa in comune: la comunità LGBTI non si manifesta, non diviene viva, semplicemente perché sono presenti persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali nel proprio territorio. “Comunità” è una parola che ne sottende altre quattro senza le quali non si ha una corretta chiarezza del termine; esse sono: appartenenza, influenza, soddisfazione, connessione.
Ci si chiede pertanto quante persone si identificano, quanti hanno la certezza di essere accettati nel gruppo, quanti sentono di avere un ruolo, quanto si è disposti a “sacrificarsi” per il gruppo, quanti soggetti LGBTI si sentono appartenenti alla realtà LGBTI, quanti sentono di poter contare e influenzare direttamente i destini di questo gruppo, quanti percepiscono in questa nostra realtà la soddisfazione dei propri bisogni in quanto individui LGBTI. Infine ci si chiede se le persone LGBTI del nostro territorio hanno tra loro una connessione emotiva, se si sentono unite le une alle altre da un sentimento di coesione e da un senso di condivisione.
Appartenenza, influenza, soddisfazione, connessione, le specifiche di cui sopra, legate alla parola comunità, sottendono a loro volta la parola “sentire”, come sentimento. E’ proprio questo sentire, questa connessione emotiva che segna il passaggio di qualità da un insieme di persone a una vera comunità. Come associazione territoriale si ha il compito di creare in primis la comunità e quindi il senso di comunità ancora assente.
È dalla comunità che scaturisce poi l’empowerment, quell’ “essere in grado di…”, esser capaci di, in questo caso, contrastare l’omo-transfobia. Devono essere i singoli individui immersi e partecipanti alla comunità a contrastare l’omo-transfobia; non si può demandare tutto ad una legge. È compito di tutti noi costruire una società in grado di estinguere l’omo-transfobia. E non vi si riesce se alla base non si fonda una comunità con una conoscenza e una cultura condivisa.
Per meglio comprendere tale mancanza, vi si invita a chiedere a persone LGBTI di vostra conoscenza cosa voglia dire tale sigla, a chiedere una definizione di “omofobia”, a spiegare quale sia la differenza tra matrimonio e unione civile, chi è un MtF, ecc. Ma anche semplicemente vi si esorta a notare come siano spesso proprio le persone LGBTI a discriminare: quante volte vi è capito di sentire “io con quello che fa la checca non ci esco… mi da fastidio” o frasi del genere?! Tanto che, ad esempio tra le varie domande nel test MISS-LG (Measures of Internalized Sexual Stigma for Lesbian and Gay), volto ad indagare e misurare quella che chiamiamo omofobia interiorizzata, c’è l’item “Mi danno fastidio i gay effeminati”.
Non si può pretendere che l’omo-transfobia svanisca se non sappiamo neanche noi cosa sia realmente. È impensabile credere che una legge da sola possa risolvere il problema dell’omo-transfobia date le sue ataviche radici nella società. Le consuetudini societarie mutano solo se la metamorfosi avviene dagli intenti delle persone che la costituiscono e non per imposizione dall’alto, quindi parte innanzitutto da noi.
E si faccia attenzione che la mancanza di tale trasformazione non può essere addossata alle persone che non si informano, che non sono attente a simili tematiche, la responsabilità è nostra; sta alle associazioni spiegare sia agli LGBTI che alla società tutta cosa sia l’omo-transfobia. Perché l’omo-transfobia non è solo insulti, pungi, calci! L’omo-transfobia è qualcosa di più vasto.
I calci, i pugni, gli insulti sono la componente comportamentale dell’omo-transfobia che troppo spesso copre la componente emotiva e cognitiva intrinseche nell’omofobo. Non si può non apprezzare pertanto, il discorso del Presidente della Camera, onorevole Piero Grasso, tenuto nella giornata mondiale contro l’omofobia, che vado a citare: “Una corretta educazione su questi temi la dobbiamo fare soprattutto per chi soffre di questa ‘malattia’, per chi vive male, sopraffatto da un’irrazionale paura, dal terrore di uscire di casa, dall’ansia di avere tra i suoi compagni di scuola, di lavoro, tra i suoi amici, i suoi familiari, una persona omosessuale. Diciamocelo, sono cittadini meno uguali degli altri, sono chiusi nel loro guscio, si frequentano solo tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università, gli spogliatoi delle palestre. E’ un problema sociale che dobbiamo affrontare davvero, da subito, a partire dai più giovani. Dobbiamo farlo insieme, le istituzioni con le associazioni“.
Spesso si dimentica di come l’omo-transfobia sia figlia di una cultura eterosessista, nella quale anche noi LGBTI siamo stati cullati.
Le associazioni hanno il compito morale di rendere comprensibile il problema omo-transfobia e non solo, illustrare quali siano i “diritti negati” che tanto si invocano ma che raramente si esplicitano, cosa vuol dire “transessuale”, “cultura di genere”, “omo-affettività”, “omosessualità”, il senso del Gay Pride o perché esso non sia mai “sobrio”. Si ha il compito di costruire e trasmettere questo tipo di cultura attraverso la nascita e lo sviluppo del senso di comunità per quanto riguarda le persone LGBTI e attraverso il racconto e la condivisione con il resto della società.

Noi come Arcigay Chieti, per rispondere a questa esigenza inconsapevole di conoscenza abbiamo deciso di attivarci tramite:

  1. Banchetti informativi e Volantinaggi: se ne sono attuati svariati in questi mesi, incentrati sui concetti di omo-transfobia e sul diritto al matrimonio; ne faremo altri in un tempo prossimo in cui tratteremo, tra gli altri, anche il tema della salute;

  2. Convegni ed incontri: circa un mese fa abbiamo accolto oltre 50 persone nella sala provinciale di Chieti con un meeting sulle tematiche di omosessualità, omofobia e cristianesimo;

  3. Educazione nelle scuole: stiamo per presentare nelle scuole del nostro territorio un progetto dal nome “Atteggiati di meno” che avrà come obiettivi la raccolta dati sulla conoscenza dei temi LGBTI, il formare gli studenti sui temi LGBTI, raccogliere dati su attacchi omofobi subiti denunciati e non, spiegare l’omo-transfobia e cercare di contrastarla;

  4. Sportello accoglienza e ascolto: da diversi mesi nella nostra sede è attivo lo sportello accoglienza e ascolto dove si è pronti ad accogliere i componenti della nostra comunità ed eventualmente ascoltare le loro difficoltà; inoltre, sempre nell’ambito di tale progetto è nostra intenzione avviare anche uno sportello di consulenza legale a cadenza mensile;

  5. Blog: nel mese di luglio partirà il nostro blog.; avrà come obiettivo principale quello della comunicazione via web con la comunità, affrontando in modo leggero e disinvolto i temi più disparati in modo da aprire un portale di dialogo con la comunità;

  6. Gruppo giovani: nel mese di settembre (al più tardi) si renderà operativo nella nostra sede un gruppo rivolto ai ragazzi fino ai 30 anni , in modo da ampliare il contatto con la comunità più giovane;

  7. Cineforum, inviti alla lettura, presentazione libri: si pianificheranno incontri ed eventi culturali che daranno la possibilità di conoscere la così detta “cultura gay”.

Infine, ritornando al dubbio iniziale che ha portato a tutte queste riflessioni, ossia se serva realmente una legge contro l’omo-transfobia, noi ci siamo dati una risposta affermativa. Sì, crediamo che la legge contro l’omo-transfobia sia essenziale, e anzi, cogliamo l’occasione di questo incontro dove sono presenti tutte le realtà LGBTI abruzzesi per proporvi di unirci e richiedere la legge contro l’omo-transfobia di carattere regionale, presente già in Toscana e Liguria, Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere“ che impegna la Regione a garantire piena parità di accesso nelle prestazioni di servizi pubblici e privati senza discriminazioni e dà facoltà al cittadino ricoverato di far mettere a conoscenza persone da lui designate sulle proprie condizioni e sulle terapie mediche.
È necessario creare una società pronta ad accogliere tutti e tutte senza alcuna distinzione: la maggior parte del lavoro è nelle mani di tutti noi qui riuniti, ma anche la legge è di aiuto e supporto perché, tornando a citare il Prof. De Leo in merito alla prevenzione della devianza, “l’obiettivo di intervento strettamente connesso al sistema normativo è costituito dall’impatto culturale, rappresentativo, psicologico ed educativo che le leggi e le norme hanno sulle persone (il modo in cui le norme vengono vissute e, quindi, utilizzate).
Quindi anche le leggi ci aiutano a perseguire il nostro obiettivo: quello di sentirci parte!

Adelio Iezzi – Segretario Arcigay Chieti “Sylvia Rivera”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...