E’ davvero una legge anti-omofobia? La proposta Scalfarotto alla prova dei fatti

PlateaNel giorno 28 settembre 2013, la libreria De Luca a Chieti ci ha ospitato in un interessante convegno dal titolo “E’ davvero una legge anti-omofobia? La proposta Scalfarotto alla prova dei fatti”, convegno che si è svolto nel clima della campagna Arcigay: “L’omofobia non è un’opinione, fattene una ragione”.

Nel piacevolissimo pomeriggio si sono succeduti diversi interventi, mirati in primo luogo ad informare, e in secondo luogo a stimolare riflessioni critiche e il confronto sull’argomento.
I relatori dell’incontro sono stati: lo psicoterapeuta e sessuologo Angelo Collevecchio, di Altra Psicologia Abruzzo; l’avvocato e dottore di ricerca in tutela dei diritti fondamentali Andrea Cerrone; Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia; Flavio Romani, Presidente nazionale di Arcigay.
La varietà dei contributi è stata scelta proprio per cercare di affrontare l’argomento secondo i molteplici punti di vista che lo compongono, nell’ottica in cui la richiesta di una tutela legislativa, ad esempio, non viene effettuata “tanto per”, ma perché si collega ad un vissuto personale e psicologico di disagio e al rispetto dei diritti degli essere umani, e della vita e della qualità della vita.

Il convegno prende avvio dalle parole del Presidente dell’Arcigay di Chieti Claudio Minetti, moderatore dell’incontro, che ci ha invitato a riflettere sul termine opinione fornendoci contributi inerenti la filosofia, il suo campo di studi, in particolare quelli del liberalismo anglosassone, secondo cui ’opinione’ è tutto ciò che non lede la dignità dell’essere umano.

Il primo contributo è stato quello dello psicoterapeuta Collevecchio, che, dopo aver introdotto il concetto psicologico di omofobia, spiegando tra l’altro che il termine sarebbe inesatto perché la “paura irrazionale” non giustifica la natura aggressiva degli atti, si è concentrato sulla cosiddetta omofobia interiorizzata, condizione in cui la persona omosessuale discrimina sé stessa sulla base del proprio orientamento, per aver fatto propri messaggi omofobi che gli sono stati passati dall’ambiente circostante.

L’avvocato Cerrone, nel secondo intervento, ci ha descritto invece la collocazione dell’eventuale legge anti-omofobia all’interno del contesto ordinamentale italiano complessivamente inteso. Secondo l’Avvocato, la Costituzione prevederebbe un ampio apparato di tutele per tutte le minoranze, in generale. Le dette tutele sarebbero dunque proiettabili anche alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere delle vittime, per cui sarebbe assolutamente compatibile col nostro sistema una legge che preveda delle sanzioni penali contro l’omofobia e la transfobia. La proposta Scalfarotto, licenziata dalla Camera ed ora all’esame del Senato, modificherebbe, se approvata, le cosiddette leggi Mancino e Reale, prevedendo un trattamento sanzionatorio penale anche per l’omofobia e la transfobia. Specifiche ipotesi di reato e una generica circostanza aggravante per tutti i reati commessi per motivazioni omofobiche rappresenterebbero un efficace presidio per la lotta alle “omodiscriminazioni”, come del resto avviene già oggi per il razzismo e per la discriminazione religiosa. Nel percorso di approvazione della proposta, tuttavia, la legge ha subito varie modifiche che ne hanno snaturato la portata. Ha prevalso una millantata esaltazione della libertà di manifestazione del pensiero, completamente inutile, perché già efficacemente presidiata dall’art. 21 della Costituzione. Allo stato attuale, qualora la proposta fosse approvata nei detti termini, si rischierebbe un “indebolimento” complessivo delle leggi Reale e Mancino anche sul fronte delle tutele contro le discriminazioni per ragioni razziali, etniche, nazionali e religiose.

Nel terzo contributo, il portavoce Riccardo Noury spiega la posizione di Amnesty International riguardo la proposta Scalfarotto: pur affermando la possibilità di migliorie, l’Organizzazione ritiene comunque positiva l’eventuale legge Scalfarotto, poiché rappresenterebbe un passo di apertura del governo nel riconoscimento della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, e considera ancor più positiva l’avvenuta e avvenente discussione parlamentare, la quale quantomeno non è stata ulteriormente rimandata. Facendo riferimento al registro europeo recentemente pubblicato sui crimini d’odio, quello che potrebbe aiutare, dice Noury, è la creazione di un registro italiano sui crimini di stampo omofobo, di modo che si avrebbe una chiara idea di quanti sono e quanto siano “normalizzati” e “minimizzati” nel nostro Paese gli atti omofobi.

L’ultimo intervento, il più corposo, è stato quello di Flavio Romani, Presidente dell’Arcigay Nazionale. Con lui abbiamo ripercorso tutte le tappe dell’iter legislativo; iter che si è temporaneamente concluso con il sub-emendamento Gitti, quello più contestato, secondo cui “non costituiscono discriminazione le opinioni [circa l’omosessualità] espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, sociale o religiosa”, emendamento definito come “salvacondotto” per le associazioni razziste e omofobe.
Non sono mancati riferimenti espliciti alle spinte politiche ed ecclesiastiche che hanno mosso verso questo; Romani si è dimostrato molto schietto e aperto sulla possibilità di dialogare fuori dai denti, instaurando nel convegno un clima di sincerità e chiarezza, ma anche di accoglienza e rispetto verso pareri dissimili, cosa che ha contribuito al confronto e alla circolarità delle idee.

Come conclusione, e come sunto dell’incontro stesso , vorrei ricordare la risposta del Presidente Romani ad un intervento del pubblico che chiedeva: “piuttosto che niente, non è meglio ‘piuttosto’?”

Non è meglio ‘piuttosto’, che niente. Perché non si tratta della costruzione di una casa, in cui è meglio posare un mattone in più, che niente.
Si tratta della dignità delle persone, e del diritto a non essere discriminati. E non si può avere un diritto a metà. Il diritto o lo si ha, o non lo si ha.

scritto da “Le istruzioni per abbracciarsi”

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