Lettera aperta inviata al Direttore de Il Tempo in merito all’articolo del Dott Patricelli

Chieti, 15 ottobre 2013

Alla c.a. del Dott. Marco Patricelli Il Tempo Redazione Abruzzo

Egregio Dottore,

dopo aver manifestato la nostra contrarietà – quella, cioè, dell’Associazione che rappresento – al gemellaggio tra Ortona e Stalingrado, oggi Volgograd, abbiamo collezionato alcune critiche (non così tante, in verità). Qualcuna piuttosto aspra. Quasi ci eravamo convinti di essere stati inopportuni, tanto era il timore di aver urtato la sensibilità di qualcuno. Poi ci abbiamo riflettuto e abbiamo deciso di replicare a una delle tante voci critiche verso la posizione di Arcigay Chieti (non che non ne abbiamo notate anche di favorevoli, ma le discussioni hanno motivo di esserci sol che vi sia difformità di vedute). Tra le colonne del quotidiano on line, Lei ha sintetizzato la sua opinione sulle critiche di Arcigay prendendo in prestito un celebre adagio di Antonio Di Pietro: “E che c’azzecca?”. Proviamo a sintetizzare anche noi il motivo per cui, a nostro parere, il dissenso per il gemellaggio potrebbe “azzeccarci” eccome.
Intanto ci concediamo una piccola rivincita dialettica: Sylvia Rivera non è, nostro malgrado, la Presidente di Arcigay Chieti, come erroneamente riportato nell’articolo. A lei è stato intitolato il nostro Comitato provinciale. Sylvia Rivera, protagonista dei moti di Stonewall del 1969, è deceduta a New York oltre due lustri orsono. In un Paese molto evoluto sul versante dei diritti lo avrebbero saputo; in uno mediamente evoluto si sarebbero informati; in uno poco evoluto la Rivera diventa la portavoce o presidente di un’Associazione di Provincia.
Ben più grave di quell’errore, per certi versi banale, è l’uso della frase: “Che scambiano, confondendole, le persecuzioni concrete di un’epoca che nessuno rimpiange con le manie di persecuzione dell’oggi”. Questa frase ci è un po’ difficile da digerire. Quel che si dimentica è che dietro alla tragedia immane che ha colpito gli italiani e gli ortonesi in particolare, settant’anni fa, oltre che gli abitanti di Stalingrado, di fronte alla quale tutte le persone con senno debbono inchinarsi, come facciamo noi per primi, v’era una logica. Una logica terribile. Per comodità espositiva possiamo chiamarla guerra. Le ragioni dei contendenti della Seconda Guerra Mondiale hanno colpito così aspramente, da Nord e da Sud, un Popolo sol perché era stanziato su quello che per volontà di Hitler e per ragioni geografiche divenne un fronte. Quelle ed altre ragioni vinsero e ancora vincono, troppo spesso, sul rispetto della vita e della dignità di ogni essere umano. Dietro alla violenza si scorgono, dunque, delle ragioni. Benissimo le bandierine del gemellaggio, ma oggi sono opportune? Cosa onora davvero quei morti? Credo che quei morti vengano tanto più onorati quanto più alto si levi il dissenso contro tutte le ragioni che degradano la vita e la dignità degli esseri umani. Oggi, in Russia, le ragioni della discriminazione, altro che “manie di persecuzione”, hanno istituzionalmente preso il sopravvento sulla dignità delle persone omosessuali e transessuali e persino sulla loro vita: fare rumore annullando il programmato gemellaggio è un modo non troppo inopportuno per far risuonare un grido di dolore. Basta fare un giro su youtube per guardare le torture che i “neofascisti” russi praticano ai danni di ragazzi omosessuali, incoraggiati dalla legge antigay di Putin. Ci dispiace che Lei abbia parlato di “cavoli a merenda”, posto che la sua critica, troppo frettolosa e forse poco informata, non è stata certo una nevola servita per colazione.
Nel ringraziare per la cortese attenzione porgiamo distinti saluti,

Arcigay Chieti “Sylvia Rivera”
Il Presidente Claudio Minetti

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