Report Giornata di gemellaggio Gruppi Giovani Chieti – L’Aquila

Si è svolto sabato 5 aprile 2014, presso la sede di Arcigay Chieti il gemellaggio tra i Gruppi giovani Arcigay di Chieti e L’Aquila.

 

I due gruppi giovani si sono incontrati per affrontare diverse attività: il programma ha previsto attività di conoscenza, di creazione del gruppo, un workshop sul dialogo interculturale ed attività pratiche. Gran parte del programma è stato proposto dal CISC Abruzzo (della Confederazione Italiana Sportiva e Culturale), che, attraverso la presenza di alcuni dei propri rappresentanti, ha portato molti spunti di riflessioni ed attività pratiche per i numerosi partecipanti intervenuti.

 

Alle attività prettamente legate al dialogo e alla conoscenza dei gruppi giovani, è stata affiancata una sessione con l’intervento dei volontari Arcigay Chieti i quali hanno illustrato ai presenti gli aspetti riguardanti il loro impegno nell’associazione; in particolare come funziona un Comitato Arcigay, come lavora un Presidente, come lavora un Coordinatore di Gruppo, i retroscena dei Gruppi Giovani e la pianificazione delle attività, e come lavora un volontario.

 

La giornata è stata guidata dai Coordinatori dei gruppi giovani di Chieti e de L’Aquila, rispettivamente Alessio e Leonardo, coadiuvati dal Presidente di Arcigay Chieti Claudio Minetti e da un team di Volontari di Arcigay.

 

La giornata è iniziata con un breve intervento di saluto ai partecipanti; successivamente sono stati introdotti i rappresentanti del Cisc che hanno illustrato rapidamente il fittissimo programma della giornata, incentrato soprattutto sul progetto di promozione del dialogo interculturale a cura dei gruppi “IO RISPETTO” e “IDENTITA’ IN MOVIMENTO”.

 

I lavori sono stati aperti da Veronica che ha presentato un gioco visuale per facilitare la conoscenza e l’apertura e che prevedeva che ciascun partecipante disegnasse su un cartellone bianco una parte qualsiasi di un corpo umano, spiegando brevemente perché l’avesse scelta. E’ stato bellissimo verificare come ciascuno portasse, nel disegno che ne è risultato, una parte di sé, aprendosi a mano a mano verso la conoscenza dell’altro, in uno scambio di emozioni e vissuti: qualcuno ha disegnato un braccio come apertura verso un abbraccio, altri occhi e orecchie per vedere e sentire, piedi e gambe per camminare, in una costruzione di una individualità che, finalmente, rappresenta tutti in una costruzione di sé attraverso l’altro.

 

La seconda attività proposta è stata realizzata all’aperto e anch’essa è stata un ice-breaker, di avvicinamento. Nella piazza adiacente alla sede i partecipanti hanno formato tre file parallele tenendosi sotto braccio. Lo scopo era quello di costruire un muro per resistere all’attacco di un numero sempre crescente di persone che cercavano di passare dopo aver preso la rincorsa. Il messaggio che ne è risultato è stato che coalizzarsi può consentire sia di resistere ad un assalto, che riuscire a sfondare un muro. Fortunatamente nessuno si è fatto male, anzi è ne scaturita una ilarità generale, tra risate e scherzi.

 

A seguire, tornati in sede, sono stati illustrati progetti nell’ambito IO RISPETTO e IDENTITA’ IN MOVIMENTO sul tema del dialogo interculturale, attraverso la peer-education, cioè educazione tra pari, attività educative con altre persone loro pari, simili a loro quanto a età, condizione lavorativa, genere sessuale, status, entroterra culturale o esperienze vissute. Queste attività educative mirano a potenziare nei pari le conoscenze, gli atteggiamenti, le competenze che consentono di compiere delle scelte responsabili e maggiormente consapevoli.

É stato evidenziato come la consapevolezza su se stessi possa per far partire il dialogo al fine di superare paure e incomprensioni; un breve video proiettato, ha mostrato luoghi, persone, situazioni in modo da creare una biografia visuale che si è sintetizzata in una domanda: a chi appartengo? A questo punto l’attenzione dei presenti è stata richiamata da un altro cartellone bianco sul quale i partecipanti sono stati invitati a scrivere la riposta alla domanda “a chi o cosa appartengo?”. Le riposte più disparate, quali terra, mare, contraddizioni, ansia, libertà, istinto, dubbi, musica, famiglia, fino ad un commovente “alla mia mamma”, scritto da una giovanissima partecipante, hanno portato qualcuno a chiedersi: “ma le appartenenze sono costrizioni oppure ci qualificano e identificano?”.

 

Le attività sono proseguite ancora con la visione di una serie di immagini tratte da “The Ballad of Sexual Dependency” di Nan Goldin, una artista che attraverso delle fotografie osserva la parte trasgressiva e nascosta della vita della città con un approccio intimo e personale, immagini che raccontano storie con la capacità di entrare nell’individualità di una persona. In quelle immagini è possibile osservare oltre le apparenze, e disimparare per andare al di là degli automatismi per imparare di nuovo (ri-vedere) scorgendo realtà altre, e vivere la storia degli altri.

 

E’ stata a questo punto proposta una nuova interessante attività consistente nel distribuire a ciascun partecipante un pacchetto di 7/8 foglietti colorati sui quali erano riportati dei valori: giustizia, amore, vanità, pace, amicizia, libero arbitrio, credo politico e religioso e tanti altri. Ai presenti è stato chiesto di comportarsi come in un mercato, tentando di scambiare i propri valori alla pari o, per quelli considerati particolarmente di valore, con scambi multipli, creando una domanda-offerta  così che ciascuno ha tentato di costruirsi un pacchetto di valori che ritiene importanti. La seconda parte dell’attività prevedeva che ciascuno, al termine dei 15 minuti a disposizione per la compravendita, tentasse di aggregarsi ad altre persone, creando in tal modo dei gruppi omogenei, che avessero pari o simili valori ai propri. Lo scopo finale è stato quello di ricavare da ciascun gruppo una parola o una frase finale che racchiudesse il senso del gruppo affine.

 

A questo punto i partecipanti, che avevano ricevuto all’accoglienza l’indicazione di appartenenza al gruppo per l’attività “Un giorno da Volontario”, si sono raggruppati per ascoltare dai volontari Arcigay Chieti quali attività svolgono per il loro servizio nell’associazione; in particolare Claudio ha parlato del suo ruolo da Presidente, Alessio e Leonardo di come coordinano i rispettivi gruppi giovani di Chieti e L’Aquila, e Giuseppe e Andrea sulla loro attività da volontari.

 

Le ore sono volate, e ad un certo punto abbiamo dovuto salutare gli amici aquilani che dovevano rientrare in sede per partecipare alla fiaccolata in ricordo della tragedia che 5 anni fa ha colpito la loro città.

 

Ultima attività della giornata: il laboratorio sensoriale, che ha riscosso particolare successo fra i partecipanti, i quali sono rimasti affascinati dall’esperienza: sono stati fatti entrare bendati in una stanza e una voce guida, con un sottofondo musicale rilassante, li guidava in varie attività quali camminare, cercare un compagno ed esplorarne il viso solo con il tatto, annusare e maneggiare una sostanza sconosciuta e profumata, in una sequenza che consisteva nell’accentuare certi sensi e inibirne altri.

 

Prima di salutarci, l’incontro si è chiuso con un nuovo cartellone visual su cui ognuno ha scritto in una parola o un concetto quale aspetto ha considerato come positivo e quale come negativo. Inutile sottolineare la difficoltà a trovare aspetti negativi, per cui ci si è dovuti concentrare su aspetti secondari e minimi di contrarietà.

 

La serata si è conclusa in un convivio presso una pizzeria dove, per la cronaca, brevi e innocenti flirt si sono intrecciati superando, nello spirito della giornata, schemi e orientamenti sessuali.Immagine

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