I “NoGender” sbarcati a Lanciano

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A Lanciano da qualche giorno sono apparsi dei manifesti che annunciano un convegno – patrocinato peraltro dall’Arcidiocesi Lanciano-Ortona – organizzato dai cosiddetti “No gender”.
Arcigay Chieti intende richiamare l’attenzione della pubblica opinione sull’intento discriminatorio degli organizzatori che dietro una fantomatica – e peraltro inesistente – teoria del gender, che secondo loro verrà presto introdotta nelle scuole, intendono opporsi a qualsiasi tipo di riconoscimento dei diritti civili di coppie omosessuali. Attraverso un uso strumentale dell’educazione scolastica dei minori, questo gruppo, riconducibile a settori integralisti cattolici, agita spettri di indottrinamento dei bambini, confondendo il rispetto dovuto alle persone e alla loro diversità, con una non meglio precisata minaccia nei confronti della diversità sessuale e della famiglia tradizionale, che nessuno ha intenzione di distruggere o ridimensionare, anzi, da più parti si richiede un allargamento e un consolidamento di tutti i tipi di famiglie.
Da quando le donne hanno raggiunto il diritto allo studio, al lavoro e al voto, da quando sono stati aboliti il delitto d’onore e il matrimonio riparatore, da quando le donne non sono più tenute all’obbedienza al marito e da quando è stato introdotto il divorzio, la famiglia, come viene solitamente intesa, ha subito profondi cambiamenti, non tutti per fortuna peggiorativi. Ebbene gli organizzatori del convegno, dietro un vagheggiato concetto primitivo di famiglia che si richiama al dettato biblico – che prevedeva tra le altre cose la sottomissione della donna al marito e delle figlie al padre e la piena obbedienza pena lapidazioni e pubbliche esecuzioni – mirano ad impedire che a gruppi specifici di cittadini italiani venga riconosciuta la piena realizzazione come persone umane della propria condizione personale e sociale, come previsto dall’articolo 3 della Costituzione.
Spiace constatare come a Lanciano si consumerà, sotto l’egida dell’Arcivescovo, una brutta e triste pagina discriminatoria e diffamatoria, nell’ambito di un convegno, dove peraltro non viene previsto contraddittorio – come invece viene richiesto sempre quando si cerca di parlare di diritti civili con la presenza di prelati o cosiddette opinioni divergenti – e dove ad un noto personaggio fomentatore che provoca polemiche in qualsiasi città si rechi, verrà data la parola per annunciare inesistenti minacce provenienti da una inesistente teoria. Cogliamo l’occasione per ricordare ai lettori che purtroppo l’Italia risulta ultima – ben distante perfino dalla sventurata Grecia – in tema di diritti civili; dunque la minaccia cosiddetta gender – ammesso che sia esistente – risulterebbe essere realmente misera se non riesce a far ottenere – da fin troppi anni ormai – uno straccio di riconoscimento, purché sia, delle coppie omosessuali.
Spiace inoltre constatare che proprio in una città Medaglia d’Oro al Valor Militare, che non ha esitato a ribellarsi perfino ai nazisti, avrà luogo questo imbarazzante convegno, che vede fin dal manifesto che lo pubblicizza, una “tipica” e “ariana” famiglia italiana con genitori e figli rigorosamente biondi.
Esprimiamo infine rammarico perché una azienda storica lancianese offrirà ospitalità a suddetto spiacevole evento nella bella città frentana; ancora di più si avverte lo stridore rispetto a parole di apertura e comprensione pronunciate pochi anni fa dall’Arcivescovo Emerito di Lanciano-Ortona Mons. Ghidelli, che dichiarava “Penso di dover affermare il diritto naturale universale di ogni creatura al mondo, di contrarre nozze sia con membri della propria religione che di altre fedi. Si tratta di un diritto naturale e come tale non può essere negato”.
Se si aggiunge a questo clima che si respirerà a Lanciano anche la recente preghiera alla Madonna che alcuni gruppi integralisti cattolici hanno lanciato pochi giorni fa affinché non venga approvata la legge Cirinnà – una blanda forma di riconoscimento delle coppie gay attualmente in discussione in Parlamento – ci si può fare una idea della gravità della situazione: si prega affinché alcuni cittadini italiani NON possano godere di minimi diritti.

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