Intervento di Arcigay Chieti sul permesso richiesto dalla preside di Lanciano per la presentazione del volume di Francesca Vecchioni

Arcigay Chieti si unisce alla protesta del Collettivo Studentesco di Lanciano nei confronti della dirigente scolastica dell’Istituto De Titta-Fermi che, in occasione di una imminente presentazione di un volume a scuola, ha chiesto alle famiglie degli studenti delle classi coinvolte nell’incontro in programma, se considerassero tale evento “consono alla personale sensibilità”, visto che la tematica del libro in questione riguarda argomenti inerenti “i diritti civili, differenza di genere e diversità”. Ci auguriamo che la preside, anche in considerazione delle sue dichiarazioni rilasciate subito dopo lo scoppio della polemica, si sia resa conto della gravità della sua azione e della conseguente pesante ripercussione nei confronti – innanzitutto – degli studenti LGBT.

Ci domandiamo che valore didattico possano avere le sue parole verso uno studente o studentessa omosessuale che si chiederà (dovendo riportare in famiglia la circolare) se la propria famiglia possa considerare il suo orientamento sessuale “consono”; quale messaggio di inclusione e accettazione fa passare la scuola? Cosa potrà mai provare uno studente o una studentessa sentendo oggetto di una indagine conoscitiva ostativa il proprio essere e la propria affettività?
Indagine che sembra essere però preclusiva dell’incontro con la scrittrice invitata a presentare la propria esperienza di vita attraverso il suo libro. Davvero la preside pensa che tutti gli omosessuali possano tranquillamente continuare a sentirsi oggetto di “tematica controversa” e a dover incassare qualsiasi “opinione” sul loro conto? Se le istituzioni scolastiche, attraverso i propri rappresentanti, non sono i primi ad essere inclusivi e se considerano l’accettazione della omosessualità una “opinione” che possa turbare qualcuno, riteniamo che sono davvero pochi i passi avanti che questa società potrà fare.
Ci domandiamo inoltre cosa succederà se la maggior parte delle famiglie riterrà non consono questo appuntamento; l’incontro probabilmente sarà annullato (non si capisce altrimenti l’utilità della richiesta della preside) e la scuola a questo punto avrà fallito il suo intento educativo e di apertura. Per evitare lamentele e probabili contestazioni da parte delle famiglie più tradizionaliste, l’istituzione scolastica sta rinunciando al proprio ruolo educativo delegando alcune scelte “scomode”, creando nel contempo un pericoloso precedente. Quali strumenti avranno a questo punto gli studenti per comprendere appieno la complessità della nostra società? Questo vuole fare la scuola? Vuole lasciare i ragazzi in balia di omofobia e “opinioni” che riguardano la parte più profonda del proprio essere?

Prendiamo atto, in ogni caso, della volontà della preside – come si evince dalle dichiarazioni rilasciate – di apertura e rispetto della pluralità (ancorché affermazioni contraddette dalla sua azione) e ci proponiamo per organizzare degli incontri presso la scuola per trattare tematiche quanto mai attuali: bullismo e omofobia in primo luogo, ma anche educazione alla diversità e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

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